Far pedinare un dipendente da un investigatore è legale? Non rischio di violare la privacy?

È legale indagare su dipendenti sospetti? Scopri come le investigazioni aziendali rientrano nei controlli difensivi e producono prove valide.

Dott. Gianluca Cavallo

8/28/20251 min read

womans face on screen
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Molti imprenditori temono che avviare un’indagine interna possa violare la privacy dei dipendenti e trasformarsi in un boomerang legale. In realtà, la legge italiana prevede strumenti precisi per tutelare l’azienda, purché l’attività investigativa sia affidata a professionisti autorizzati.

Le investigazioni aziendali rientrano nei cosiddetti controlli difensivi, riconosciuti dalla giurisprudenza, volti esclusivamente a proteggere il patrimonio e la produttività. Non si tratta di controlli a tappeto sui dipendenti, bensì di verifiche mirate e proporzionate su comportamenti che possono costituire abuso, truffa o violazione contrattuale.

Un’agenzia investigativa munita di licenza prefettizia (art. 134 T.U.L.P.S.) è l’unico soggetto legittimato a svolgere tali attività. Gli investigatori operano nel rispetto del GDPR, del D.Lgs. 196/2003 e dello Statuto dei Lavoratori, garantendo così la piena legittimità delle prove raccolte.

Il vantaggio per l’imprenditore è duplice: da un lato ottenere elementi probatori certi e utilizzabili in giudizio, dall’altro evitare di incorrere in sanzioni o annullamenti per violazioni della privacy. Le indagini condotte in autonomia dall’azienda o da personale interno, infatti, rischiano di invalidare qualsiasi procedimento disciplinare o legale.

Affidarsi a un istituto investigativo specializzato significa avere la certezza che ogni attività sia svolta con rigore metodologico, discrezione assoluta e risultati immediatamente spendibili in sede giudiziaria.